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CITTA’ DEL VATICANO – (Ansa.it) Il primo Papa del III
millennio. Il primo Papa non italiano dopo 455 anni, e il primo
polacco nella storia dei pontefici romani. Il primo successore di
Pietro il cui operato sia stato seguito e conosciuto da miliardi
di fedeli negli angoli più sperduti della terra. Le cui parole
hanno saputo toccare anche i laici. Il Pontefice che ha voluto
incontrare personalmente il maggior numero in assoluto di
credenti, politici, religiosi e intellettuali nel mondo e nella
storia, nonostante il tormento della malattia. Il primo che si è
costantemente impegnato contro la guerra e prodigato a favore del
dialogo tra le religioni. Colui che ha portato a termine un numero
senza precedenti di viaggi apostolici, beatificazioni e
santificazioni. Colui che ha reinterpretato il papato dandogli
quella proiezione planetaria che non aveva mai avuto. Che è
diventato portavoce dei diritti umani, difensore dei deboli nelle
società opulente e capitaliste. Il Papa che ha avuto il coraggio
di dire: “Non c'è più la Chiesa del silenzio, ora parla con la
mia voce”. Il Papa che ha pronunciato un “Mea culpa” in San
Pietro sui torti e gli errori dei cristiani. Tanto autenticamente
mistico, quanto intuitivamente mediatico, Giovanni Paolo II, il
Papa 'venuto da un paese lontano' eppure così immerso nella
contemporaneità, in 26 anni di pontificato ha segnato la storia
della Chiesa e del mondo.
Si è dunque concluso il papato dei record, tra i quali anche
quello di essere uno dei più lunghi di sempre, a cavallo di due
millenni: Giovanni Paolo II, che il 16 ottobre 2004 ha celebrato
il 26/o anno dell'elezione al pontificato, è il terzo papa per
durata nella storia bimillenaria della Chiesa. Più longevi di lui
sono solo in due: al primo posto una figura particolare, San
Pietro, il prescelto tra gli apostoli, che secondo quanto riporta
la tradizione, rimase in carica, come successore di Cristo, per
34-37 anni. Arrivando però ad una storia più certa, il secondo
pontificato più lungo è quello di Pio IX (31 anni, 7 mesi, 21
giorni, dal 1846 al 1878).
Giovanni Paolo II ha camminato nella storia, ha cambiato la storia
del Mondo. Ha contribuito a cambiare l'epoca nella quale è
vissuto: si può discutere sul quanto ha influito, non sul se.
Wojtyla, nato il 18 maggio 1920, ha inoltre continuato a proporsi
con aspetti nuovi, come dimostra il fatto di essere entrato nel
2004 tra i candidati al Nobel non per una sorta di riconoscimento
alla carriera, come si usa dire per i premi cinematografici, ma
per il ruolo guida che, proprio nell'anno del maggior declino
fisico, ha assunto tra coloro, Stati e più ancora persone, che
non credono nella guerra come mezzo per risolvere i problemi. Ed
anche il non nascondere la decadenza fisica è un altro
cambiamento del modo di essere Papa. Che prima di lui non erano
malati, al massimo indisposti o raffreddati. Fino al giorno prima
di morire.
L'impegno a tutto campo per evitare il conflitto iracheno ha
infatti dominato il 2004 e il 2005 che per il Papa sono stati
difficili, forse cruciali, con l'evidenziarsi, negli ultimi mesi,
del peggioramento fisico. Quando nel pomeriggio del 16 ottobre del
1978, indossata per la prima volta la bianca veste papale,
Giovanni Paolo II si affacciò su piazza San Pietro il mondo era
diverso. Era diviso tra est ed ovest e c'era la paura della guerra
atomica; era aspro il confronto tra ideologie e tra teorie
economiche. All' interno della Chiesa si discuteva dei rapporti
tra fede e scienza, con l'accusa alla Chiesa di non aver
riabilitato Galileo; tra fede e cultura, con quest'ultima che
rivendicava la sua autonomia; tra fede e politica, con l'allora
crescente fenomeno dei catto-comunisti e dei teologi della
liberazione. Continuavano anche la crisi delle vocazioni e gli ''abbandoni''
da parte di sacerdoti.
In 26 anni il mondo è cambiato. Molti di quei problemi non
esistono più: alla trasformazione Giovanni Paolo II ha dato un
contributo difficilmente quantificabile, ma certo significativo.
Tanto che ci si è dimenticati che quando fu eletto era solo il
papa polacco, perché col tempo, al di là delle polemiche che a
volte hanno accompagnato i suoi interventi soprattutto in campo
morale, è divenuto il papa della pace, dei diritti umani e della
solidarietà, della dignità del lavoro, del rigore religioso, dei
'mea culpa' della Chiesa. Con queste armi, è stato una delle
cause principali della caduta del Muro. E, anche solo per questo,
è già nella storia.
Ed è anche il Papa che ha visitato più Paesi, più località
italiane e più parrocchie romane: in tutto ha fatto 29 volte il
giro del Mondo, più di tre volte la distanza tra la Terra e la
Luna, percorrendo più di un milione di chilometri. È stato anche
il primo Papa ad entrare in una sinagoga e in una chiesa
protestante, a Roma, in una moschea, a Damasco, a porre piede
nell'Inghilterra anglicana e nella Grecia ortodossa.
Papa viaggiatore, dunque. Da giovane era stato anche attore,
operaio e scrittore: drammi, poesie e numerosi articoli su temi
teologici e filosofici; da Papa ha scritto 14 encicliche e
centinaia di documenti e discorsi. Certo non tutte di suo pugno,
ma spesso riviste o scritte su suoi appunti. Una massa immensa
nella quale è tuttavia possibile individuare alcuni temi
centrali: la pace, il rispetto della dignità dell'uomo e del
lavoro, la tutela della vita e del creato, la necessità di una
nuova evangelizzazione.
Fautore di una linea di confronto duro con i regimi atei dell'Est,
dopo la caduta del Muro, dirà che la sconfitta dell'ingiustizia
del comunismo non indica la ''giustizia'' dell'economia di
mercato. Ha infatti criticato il capitalismo puro, l'edonismo, la
ricerca ad ogni costo dei beni materiali. Ad essi contrappone la
dottrina sociale della Chiesa, la solidarietà ''interna ed
internazionale''; è stato il primo a parlare di una
rinegoziazione del debito estero dei Paesi del Terzo Mondo. Una
linea apprezzata, così come le molte battaglie per i diritti
civili e per la pace, segnata dalle giornate di Assisi, quando è
riuscito a riunire su questo tema le religioni del mondo.
Apprezzamento internazionale evidenziato dal fatto che, in 26
anni, i Paesi coi quali il Vaticano intrattiene rapporti
diplomatici sono passati da 90 a oltre 170.
Quanto all'Europa, fin dal 1979 (primo viaggio in Polonia), il
Papa si e' espresso contro la sua divisione. Erano ''frontiere
contro natura'', contrapposte alle ''radici comuni'' date dal
cristianesimo. Ora chiede che esse siano riconosciute nella futura
Costituzione, perché solo cosi' l'Europa ''avrà un'anima'' e sarà
una costruzione duratura e capace di ritrovare il suo destino di
motore culturale di un mondo che la globalizzazione non ha reso più
giusto.
Uomo rigoroso, fautore di un ''umanesimo integrale'', nemico di
ogni lassismo morale. Proprio il rigore morale che l'ha portato a
rilanciare la dottrina tradizionale in campi come il divorzio e le
questioni sessuali è la causa delle maggiori critiche. Delle
quali si cura abbastanza poco. Ciò che conta, per lui, è il
rispetto della verità, solo seguendo la quale, dice, si può
essere veramente liberi. ''La verità vi farà liberi'': è
questa, ha spiegato una volta, la sua frase preferita del Vangelo.
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